Non si può ancora accettare la retorica o la demagogia fatta sulla pelle delle donne. I dati ci parlano ancora di una donna su tre che dichiara di aver subito una violenza sessuale e di fronte a questo servono misure concrete.
Di sicuro l’educazione sessuo-affettiva, l’educazione alle differenze di genere sarebbero attività molto utili in ottica di prevenzione.
Le forze dell’ordine hanno altresì una centralità: sia nel fare quello che è strettamente il loro lavoro, ma da non trascurare è il modo in cui accolgono una donna che dichiara di aver subito violenza, le domande alle quali la sottopongono, il peso che danno alle parole della maltrattata.
Altrettanto sicuramente sono fondamentali i centri antiviolenza e la loro azione di protezione e accompagnamento della donna fuori dal contesto di violenza.
Infine, una volta avviato il primo enorme passo della denuncia e dell’allontanamento, troppo spesso si frappone l’ostacolo della mancanza di un reddito o di doversi recare a lavoro durante periodi psicologicamente molto impegnativi.
Per questo sono stati istituiti il reddito di libertà e il congedo retribuito di 90 giorni.
Per avere informazioni su queste due misure e fare le domande per accedervi, le donne vittime di violenza possono rivolgersi gratuitamente all’INCA già vicina:


