Contemporaneamente, il governo italiano lavora ad una legge per istituire il femminicidio e vieta l’educazione sessuo - affettiva nelle scuole, fino almeno alla secondaria di primo grado. 

A che gioco giocano?

La legge approvata a luglio dal Senato e attualmente all’esame della Camera dei Deputati descrive il femminicidio così: “chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”. 

Dicendo con chiarezza che non è dimostrato nessun nesso causale fra educazione sessuo - affettiva e femminicidio, c’è però da riflettere su come un’educazione alle differenze di genere, alla gestione delle emozioni, alla rapporto sessuale possa incidere su un abbassamento del livello di violenza di genere.

Il punto sono i soldi, verrebbe da pensare. Probabilmente, mantenere un ergastolano, date anche le condizioni delle carceri, costa meno che un investimento in formazione.

Oppure è culturale. Reprimere è più facile che educare, battere i pugni sul tavolo è più d’impatto che estirpare da una cultura gli elementi di prevaricazione (anche perché le modalità impositive ci dicono che non sarebbero in grado di perseguire un cambiamento culturale del quale non sono certo portator3).

O anche propagandistico. Fare qualcosa senza in realtà fare niente, evitare di chiedere alle persone di mettersi in discussione, di elevarsi, di cambiare, ma assecondarle e rassicurarle.

Insomma, non c’è che da chiedersi il perché, ma la contraddizione è evidente. Quello che è sicuro è che, al momento, non abbiamo né l’educazione né la legge sul femminicidio.

Se sei vittima di violenza o assisti a violenza di genere, rivolgiti al numero telefonico 1522.